I condoni frenano gli incassi

di Cristina Bartelli


I condoni frenano gli incassi del fisco. Le le due sanatorie del 2018, la rottamazione bis delle cartelle esattoriali e la seconda voluntary disclosure, gelano le entrate dello stato. Nel primo caso con un calo degli accertamenti da ruoli pari a 734 milioni di euro (dato ancora più negativo se si guarda solo alle imposte dirette). E nel caso del rientro dei capitali con una riduzione del 72,4% del gettito rispetto alla prima edizione della voluntary (quasi 700 milioni di incasso in meno). In crescita, al contrario, gli incassi da cedolare secca che hanno segnato un incremento dell’8,9%. Lo evidenziano i dati relativi all’andamento delle entrate tributarie nel 2018 (assestatesi a 463 miliardi) diffusi ieri dal ministero dell’economia. 


Rientro capitali, concluso il boom. Il flop della seconda edizione del rientro dei capitali illegalmente detenuti all’estero ha fatto registrare un calo del dato riferito al gettito delle imposte dirette, una riduzione di 930 mln di euro pari all’ 8,7 %. Riduzione dovuta «principalmente per la diminuzione delle entrate in conto capitale derivanti dall’emersione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero», si legge nel bollettino, con un crollo del 72,4% pari a meno 692 mln di introiti. 


In linea generale le imposte dirette nel complesso ammontano a 247.631 mln di euro, con una crescita dello 0,8%. Il traino in questo caso è dovuto alle ritenute Irpef fa lavoro dipendente e da pensione. Il gettito dell’Ires evidenzia, invece, una flessione del 7,2% determinata dagli effetti finanziari della riduzione dell’aliquota Ires dal 27,5% al 24% e all’applicazione delle misure di superammortamento e iperammortamento. 


In linea generale le imposte dirette nel complesso ammontano a 247.631 mln di euro, con una crescita dello 0,8%. Il traino in questo caso è dovuto alle ritenute Irpef fa lavoro dipendente e da pensione. 


Il gettito dell’Ires evidenzia, invece, una flessione del 7,2% determinata dagli effetti finanziari della riduzione dell’aliquota Ires dal 27,5% al 24% e all’applicazione delle misure di superammortamento e iperammortamento. 


Rottamazione bis, perimetro ristretto. È lontano il traguardo dei 6,5 mld di gettito della prima rottamazione delle cartelle esattoriali. Il segnale emerge dalla voce relativa alle entrate erariali derivanti da attività di accertamento e controllo. Queste si sono attestate a poco più di 12 mld segnando una flessione, rispetto al dato della precedente rilevazione, del 5,7%. in particolare sono le entrate dalle imposte dirette ad aver registrato il calo maggiore con il 14,7% in meno, un miliardo circa.


Il motivo è da ricercare innanzitutto nell’ambito di applicazione molto più ristretto della seconda rottamazione rispetto alla prima e dell’annuncio di rinvio delle scadenze di versamento proprio della seconda rottamazione. Il bollettino evidenzia infatti che «il risultato negativo si concentra nel periodo agosto-dicembre, periodo condizionato dalle consistenti entrate, affluite nell’anno 2017 dalla rottamazione delle cartelle esattoriali». La legge di conversione del dl 148/17 ha riaperto i termini per i contribuenti che avevano aderito alla rottamazione, ma non avevano provveduto a versare le prime due rate (31 luglio e 30 settembre), fissando il termine per il versamento delle prime tre rate del piano di rateazione al 7 dicembre 2017. 


La rottamazione bis a cui si fa riferimento si applicava infatti ai ruoli consegnati dal 1° gennaio al 30 settembre 2017 per cui già la relazione tecnica aveva fissato un tetto di incassi minore rispetto a quello atteso dalla prima rottamazione (2 mld, della bis, rispetto a 7,2 mld della prima).


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